I temi delle opere

I colori
Nella ricca produzione di Carmelo Fertitta prevalgono la tecnica del colore ad olio su tela e l’uso sapiente della spatola. I colori prediletti sono il verde, che sa di acqua e di mare ma che intinge anche cielo, mura e strade, e l’ocra delle campagne, delle rocce, delle case, degli sfondi indefiniti, resi con una variabilissima gamma cromatica; qua e là tocchi di rosso, come quello delle tende dei mercati popolari, o delle barche arenate al sole. Sconosciuto il nero, rari il blu o l’azzurro. Sono i colori con cui l’anima veste la realtà. La ricerca artistica di Fertitta parte sì dal figurativo ma, lontana dalla retorica dell’immagine e dalla pedissequa riproduzione delle cose, è sopratutto ricerca volta a trovare linee e colori capaci di dare forma al pensiero e di tradurre in immagini il gusto stesso della vita.

I temi
Nel 1962 Carmelo Fertitta torna in Sicilia, dopo più di venti anni di lontananza. Il ritorno all’isola è fondamentale per l’evoluzione della sua arte e segna le scelte tematiche definitive. La sua abitazione, nello storico Palazzo delle Poste di Palermo, è a poche centinaia di metri dal colorato e chiassoso mercato popolare la “Vucciria”, amato indagato e rappresentato, con le tanti merci esposte in uno straniato silenzio, in una innaturale solitudine: la presenza umana è solo suggerita nei vicoli stretti, colorati dalle tende e dai panni stesi al sole. Ma della Sicilia Fertitta ritrae anche le campagne assolate, gli oliveti verdastri, le coste, le marine. La sicilitudine di Fertitta diviene paradigma della sua visione del bello e dell’arte. Egli rifiuta consapevolmente la cancellazione della bellezza-verità tipica di alcune correnti novecentesche. Il messaggio autentico dell’Arte non si dissacra nelle sue tele ma diviene metafora e allegoria del rapporto tra l’io e il mondo.

Arte e filatelia
Nel novembre del 1962, al primo Centenario delle Poste Italiane, una ottocentesca diligenza attraversa la penisola per celebrare la memoria di un’Italia finalmente unita, da Nord a Sud, e l’avvio di una nuova fase di legami e scambi affettivi, economici e culturali. In quell’occasione Fertitta, allora Direttore Provinciale delle Poste di Palermo, luogo di partenza della diligenza, non resiste alla tentazione di legare le sue due grandi passioni, la pittura e la filatelia, e compone otto bozzetti su cartoncino nero, ognuno allegato alla cartolina del centenario con data e firma, riproducenti le tappe del percorso

Palermo – Roma
Brennero – Milano
Clavière – Milano
Brindisi – Roma
Muggia – Roma
Ponte S. Luigi – Roma
Iselle – Roma
Cagliari – Roma

I bozzetti saranno esposti nel 1964 in una mostra filatelica e sul di Siciliadel 3 luglio ’64 si legge:
“Direttore Provinciale delle Poste di Palermo, dott. Carmelo Fertitta ha presentato otto buste recanti valori con annulli del Centenario P.T., inscritti in altrettanti bozzetti in bianco e nero, riproducenti con abile gioco di matita, le partenze delle diligenze postali dalle varie città d’Italia. Soprattutto queste composizioni, tracciate su carta nera con matita bianca, hanno richiamato l’attenzione dei visitatori che hanno molto ammirato la delicatezza e l’efficacia del tratto dell’artista”

Una tragedia collettiva come emblema della precarietà dell’esistenza
Nel gennaio del ’68 un terremoto distrugge interi paesi della Valle del Belice, una tragedia immensa, resa ancor più grave da case fatiscenti e da una antica rassegnazione alla miseria. L’uomo Fertitta la vive in diretta attraverso i messaggi delle telescriventi e dei telegrafi impazziti. L’artista troverà forme e colori per dare espressione al senso disperato dell’impotenza e alla pietà di fronte a quell’immenso dramma umano e sociale. Nelle opere che riproducono macerie e volti umani stravolti dalla rabbia e dal dolore, Fertitta rinuncia alla ricerca della bellezza, in quei momenti sentita lontana dalla verità, verità denunciata dal linguaggio fortemente espressionistico, non solo per il tema, ma per l’esigenza stessa di sperimentare tecniche nuove. Il linguaggio della disperazione non potrà essere infatti quello pur sempre consolatorio dei colori ad olio e della spatola, ma quello crudo dei pastelli scuri con tocchi di rosso a denuncia dell’orrore. Nei volti in primo piano che gridano il loro dolore sullo sfondo delle macerie, l’artista vuole esprimere il senso di precarietà e di impotenza e l’angoscia dell’uomo che si interroga sul senso. La tragedia reale assume la valenza di una tragedia che va oltre il contingente, che sconfina con l’esistenziale e l’universale. Scrive il critico Franco Grasso nel febbraio del 1968 sulle pagine del giornale L’Ora: “Quadri e disegni che rivivono la tragedia di questi giorni nello stravolgimento del paesaggio, nel volto degli esseri umani provati dalla sciagura, dimostrano come il sentimento, al di là dell’artifizio tecnico, sia sempre vivo nell’ispirazione dell’artista.” 


La fase metamorfica degli anni Settanta
Dotato di eccezionale sensibilità del segno e del colore, nel pieno possesso dei mezzi tecnici, pur non disancorandosi da una visione rappresentativa del contenuto pittorico ma aperto alle esperienze del migliore avanguardismo, Fertitta mette a punto, alla fine degli anni Sessanta e nel decennio successivo, una tecnica moderna e suggestiva su carta velluto, con immagini in cui i colori si sovrappongono e si alternano in segni concentrici su sfondi cromatici intensi. pittura metamorfica di Carmelo Fertitta la definisce il critico Albano Rossi su Telestar – 9 Marzo 1968 – Palermo:
Nelle ultime opere Fertitta dimostra di voler spingersi all’estremo margine dell’immagine pura, quando il rapporto con la realtà è ottenuto per via del tutto mediata, decisamente intellettuale, dislocando cioè il dato iconografico entro una trama di segni che fanno da contorno a delle sequenze alternate e compenetrate di ritmi sinuosi, ondosi, dagli aspetti variopinti. Più che personaggi, oggetti, elementi del mondo visibile, sembrano arlecchinate liriche. Il colore stesso, nelle precedenti opere succoso e magmatico, diviene ora teso e vibrante per dare spicco ai segni scuri che scandiscono le figure. Le stesure cromatiche esaltano se stesse: delle linee, che paiono arabeschi viscerali, le percorrono. E’ un seguito di segni e di filamenti che predomina. Essi introducono nel dipinto un’animazione fervorosa, sapiente e insieme istintiva. Naturalmente, in questa nuova esperienza il disegno assume un ruolo preliminare, essenziale; anche se a loro volta autonome, le immagini nuove sono state poste a fuoco nell’esercizio grafico, che ha oggi raggiunto una maestria di ductus e una chiarezza spirituale eccezionali. Fertitta affonda nella pura ebbrezza del segno così come prima si lasciava guidare dal pathos della materia pittorica. E sotto un certo aspetto, l’odierno suo lavoro assume qui una sua universalità.”
Fertitta non rinuncia però alla spatola e ai colori della propria tradizione: saranno due modi d’espressione, due percorsi, due linguaggi corrispondenti ad un unico modo di sentire la vita e l’arte. Attraverso la conquista di nuovi valori espressivi e di una più intensa e fresca luminosità, riesce a rinnovarsi pur restando fedele al suo credo etico ed estetico.


Lo Zodiaco di Carmelo Fertitta
Tra le tematiche degli anni legati alla sperimentazione abbiamo un’interpretazione elegante e originale dei segni dello Su lastre litografiche o con la tecnica dei pastelli ad olio su velluto, l’artista delinea forme dall’accentuato valore cromatico.gli antichi legarono il destino terreno degli uomini all’influsso degli astri, Fertitta ne avverte il richiamo segreto: “’astrologia, scrive– con i suoi simboli e la sua misteriosa verità, ha avuto sempre su di me un fascino singolare come qualcosa che è, nel contempo, partecipe del mondo dell’arte e di quello della scienza, senza, peraltro, rientrare nell’ambito dell’una o dell’altra. E’ con tali sensazioni che ho realizzato, in una fantasmagoria di luci e di colori, i dodici segni zodiacali ai quali l’uomo ha sempre attribuito un significato di augurio, traendone promesse di buoni auspici


La figura muliebre
Negli stessi anni la ricerca artistica lo porta a dare attenzione del tutto nuova ai volti e ai corpi, che affonda le radici in una idealizzazione e sublimazione della figura muliebre, donna e madre. Profili e nudi di donna, ma anche il tema sacro della maternità diverranno oggetto preferenziale della sua rappresentazione pittorica, e la voluta mescolanza di temi sacri e profani non nasconde alcuna estremizzazione ideologica, bensì è il frutto di una tensione di ricerca, di un’avventura dell’anima che si traduce in immagine.


Gli esiti della sua poetica
La poetica dell’ultimo ventennio della sua produzione, ultimo approdo dell’uomo e dell’artista, è espressione di un equilibrio raggiunto al termine di una lunga e affascinante ricerca nel mondo del sentimento, del colore e delle forme. Si tratta infatti di come lo stretto rapporto tra emozione e percezione diventi stile e si traduca in immagine e colore. I toni si fanno più chiari, la luce e l’atmosfera più intense. L’individualità della sua pittura si esprime in una tavolozza del tutto personale: cromie chiare, il bianco, il beige, il verde mai abbandonato, divenuto ora più freddo e luminoso, quasi perlaceo, spezzato da tocchi improvvisi di spatolate rosse che creano imprevedibili contrasti cromatici. I piani prospettici si moltiplicano, soprattutto nelle “campagne”: da primi piani corposi e quasi violenti, la visione sembra sperdersi verso l’infinito. L’occhio spazia, dal basso verso l’alto, dal particolare all’universale.

Paola Fertitta